Studio e Ricerca

Il dipinto-oggetto era l’inevitabile approdo, punto di congiungimento e realizzazione globale, delle qualità native di Bertrand, che dotato di temperamento plastico, non ha mai rinunciato alla funzione del colore in quanto componente ineliminabile della sua espressione necessitata. La sua scelta operativa, tra le più stimolanti nel dibattito dell’attuale movimento linguistico, è la risultante di una continua ricerca - in direzioni diverse - tendente alla sintesi espressiva, all’oggettivazione di un’equivalente formale del pensiero su cui poggia la sua azione creativa. L’obiettivo del sensibile e schivo artista messinese, di origine francese, l’uomo nel vivo rapporto con la realtà sociale d’oggi. Lo si comprende meglio dalle sue precedenti esperienze – dal naturalismo all’informale, alla neofigurazione - dialetticamente imperniate sulla problematica esistenziale. Passando dalla fase analitica ed interpretativa di una realtà allarmante e densa di indecifrabili presagi ad una visione, in prospettiva, di rinnovata condizione da riconoscere e costruire, l’artista perviene al dipinto-oggetto, una specie di simbolo assoluto di qualità positive e vitalistiche proiettate in avanti. Un superamento dunque dell’aggressività provocatoria dell’oggetto polemico, accessorio, di Rauschenberg, che si attua nella sollecitazione emotiva della superficie modellata e vivificata dalla sua polivalenza plastico-cromatica. Un ritmo che tende a dilatarsi nello spazio, oltre i limiti materiali del campo, in un’ansia di purezza e di attesa dello uomo nuovo.  
(Dott. Gino Traversi, critico d’arte milanese da Rivista di Letteratura e Arte "Uomo e immagini" diretta da G.B.Giordano - anno 1973)




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