Recensioni

clic sulla mostra, al centro Amleto Bertrand 'Memorie del tempo', mis. 60x80, anno 1970



Amleto Bertrand 'Memorie del Tempo', 60x80cm., olio su tela, anno 1970, della Collezione permanente del MACRO di Roma

Dott. Costantino D’Orazio, Curatore della MOSTRA al MACRO di ROMA Via Nizza, fino al 26 Novembre 2017

Il dipinto di Amleto Bertrand ‘Memorie del tempo’, mis. 50x70, olio su tela, qui esposto, fu acquistato dall’Assessore alla Belle Arti di Roma, On. Adriano Mazzarello, nel lontano 1970 e da quasi cinquant’anni fa parte della prestigiosa collezione d’arte permanente del MACRO.
In allestimento fino al 26 Novembre 2017 al MACRO una Mostra ed Esperimento assolutamente originale, in cui sono stati coinvolti dal Curatore Costantino D’Orazio, Cuoghi Corsello, che hanno esplorato i depositi del museo dove è conservata la collezione permanente selezionando centinaia di dipinti che documentano una stagione della pittura italiana tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta ancora piuttosto inesplorata, In quel periodo il Comune di Roma ha arricchito le proprie Collezioni attingendo spesso a mostre-concorso, rassegne, premi, donazioni di associazioni o enti assistenziali, che hanno permesso di documentare una generazione di pittori che hanno rivolto il loro sguardo al paesaggio italiano, agli interni e ai ritratti, muovendosi nel solco della tradizione figurativa nel Novecento, mentre le avanguardie indagavano altri linguaggi sperimentali. Il loro lavoro testimonia la persistenza della figura nella pittura, non scevra da un senso nostalgico.  Cuoghi Corsello hanno costruito un dialogo aperto trai i dipinti, cucito da una installazione al neon prodotta per l’occasione: un filo di luce che solca lo spazio espositivo, animato attraverso una composizione di suoni ideata dagli artisti. Il suono accende il neon, che si trasforma in un fulmine, per irradiare i dipinti estratti dalla collezione del museo.
(da APPUNTI di UNA GENERAZIONE, a cura di Costantino D’ORAZIO, ‘CUOGHI CORSELLO’, Collettiva di dipinti della collezione permanente del Museo, aperta sino al 26 Novembre 2017 a Roma Via Nizza, 134, Roma)
http://www.museomacro.org/mostre_ed_eventi/mostre/appunti_di_una_generazione_4_simone_berti_cuoghi_corsello)

Amleto Bertrand all'opera nel suo studio, anno 1966

Dott. Giuseppe Sampietro, Critico d'arte e Pittore

Ho avuto modo di vedere alcune delle prime opere di Amleto Bertrand impostate ad un impressionismo moderno, vivace, con un insieme prospettico notevole e un movimento di forme e colori assai scorrevoli dove vi è sempre qualcosa da esaltare tralasciando alcuni particolari che altri pittori parimenti mostrano, a complemento dell’immagine. Tuttavia Bertrand pur rimanendo fedele a queste espressioni ‘prima maniera’, tempo addietro, ha desiderato mutare genere di pittura alla ricerca di effetti nuovi, forse poco percettibili dai meno preparati, ma indubbiamente efficaci che trasportano il fruitore in una nuova dimensione. Osservatore attento della vita e di spirito avventuroso, la visione manifestata nei suoi quadri, e in particolare nelle aurore e nei crepuscoli spaziali nasconde una realtà soprannaturale. Potremo ritenerlo in un continuo ed approfondito dialogo tra luce e tenebre ottenendo i più stupefacenti effetti luministici ed esaltando quanto di più meraviglioso vi sia per noi esseri terreni nelle bellezze del cosmo con tutti i suoi misteri. Pur vivendo nell’era della ricerca continua del conoscere il cosmo qualcosa da scoprire ci riserverà. Bertrand invece nelle sue tele, mediante le favolose evasioni, silenziose parentesi di poesia per l’artista, ci vuole comunicare ciò che, quasi da preveggente, troveremo domani. C’è qualcosa di misterioso anche nella pittura di Amleto Bertrand ma possiamo pur dire che l’artista è riuscito nel suo intento e ci ha aiutato a rompere quei diaframmi e ad umanizzare anche questo mondo.

1976, Personale di A. Bertrand alla Galleria d'Arte Moderna Mioccio, A. Bertrand con estimatori e Laura Strani

Dott. M. Battaglia

Amleto Bertrand, pittore e scultore, di origine francese, opera a Milano dal 1953, pluriaccademico. Figura nell’Albo d’oro Artisti Europei, Chieti : ‘’ A. Bertrand guarda la realtà con occhi lucidamente aperti. Il senso quasi angoscioso della spazialità volumetrica, i colori che turbinano in una drammatica girandola gridano il malessere della nostra civiltà…Artista ancorato nel suo tempo …sente e vive profondamente questa allarmante realtà, cui l’uomo è giunto e che egli interpreta nelle opere demitizzandone i contenuti...".
(Recensione da Catalogo della Mostra Personale di  A. Bertrand alla Galleria d’Arte Moderna Mioccio, Marzo 1976)

 

Galleria D'Arte Sistina, A. Bertrand con l'Assessore ai Beni Culturali, Roma 1970

Dott. G.B. Giordano, Pittore e Giornalista milanese

E’ da tempo che Amleto Bertrand si è lasciato dietro le spalle l’esperienza prodigiosa ed interessante quale è stata la tematica dell’informale, anche di quella più evolutiva, e risalendo poi fino alla neo-figurazione dal sapore espressionista di piuù vasta osservazione e pregna di una tensione altamente drammatica e inquietante, è sfociato in un nuovo tipo di rapporto più oggettivo e più direttamente verificabile, poiché adesso egli si viene a trovare di fronte alla realtà quotidiana che lo coinvolge nella dinamica della civiltà industriale, graffiandolo con le sue stimolanti sollecitazioni.
Perciò dopo essere pervenuto ad una propria e relativa autonomia percettiva e del colore e della realtà, nel processo di una consapevole contestazione della socialità fittizia della civiltà tecnologica (tentativo di sfuggire l’integrazione), sviluppa ulteriormente i suoi strumenti operativi onde recipere meglio dall’esterno quelle diverse possibilità spaziali che l’oggetto rinvenuto gli puo’ fornire quotidianamente.
E’ nel prendere atto della realtà che lo circonda che Bertrand allaccia dei rapporti problematici (e perciò dialettici) con l’oggetto in una sorta di intenti demistificatori e demitizzanti, senza per questo opporre tra il soggetto e l’oggetto un diaframma oppositivo e acritico per evitare che il frantumarsi di certi valori conosciuti possano scadere in un banale alfabeto di facile rilevamento didascalico, né abbandonando nell’inerzia quella presenza tecnologica preminente per cui questa operazione ridurrebbe a mera registrazione detta presente facendogli perdere quell’obbiettività che informa tutta l’arte contemporanea.
(dal Catalogo della Mostra Personale alla Galleria d’Arte Sistina del Maggio 1970)

A. Bertrand con L. Strani e pubblico presente alla Mostra 'Polivalenze plastico-cromatiche, Art Action –Spazio aperto all’Arte – Novara, Maggio 2007

Dott. Vincenzo Scardigno

In buon numero, e di buon nome, sono stati i critici che hanno lodato le opere di questo artista di origine francese.  E giustamente, poiché i suoi quadri hanno grazia e vivacità davvero rare, una tensione emotiva romanticamente pacata. I più svariati oggetti in una ‘sistemazione’ geometrica-armoniosa, quasi sempre simbolica, danno alle opere di Bertrand una sorta di linguaggio esatto e insieme trasfigurato. Opere energizzanti, ricche di coinvolgimento estetico e di sorprese, proprio perché create senza veemenza di gesti, ma con pacatezza di segni germinativi, in un universo interiore, dove ritmi e armonia hanno una propria estensione narrativa.
(da catalogo A. Bertrand, polivalenze plastico-cromatiche, Art Action –Spazio aperto all’Arte – 12/27 Maggio 2007 –L.go Don Minzoni, 8 Novara – www.artaction.it) 

A. Bertrand, estimatori alla Personale 50' di Pittura 'Sala Olimpia Artecultura'-Brera MI, 2007

Dott. T. Martucci

Amleto Bertrand ….50 Anni Arte Pensieri Emozioni
‘’ ...Ed allora appare ben comprensibile come la pittura di A. Bertrand si sia confrontata con gli stimoli così suggestivi che provenivano dal magma informale, dalle sue molteplici e contradditorie formulazioni. Di conseguenza partendo da queste premesse culturali il pittore nelle sue composizioni sollecita al massimo il dinamismo puro della materia cromatica, la fusione dei timbri coloristici, come se volesse idealmente risalire ad una sorta di ‘Big Bang’, all’origine cosmica del Tutto. Pertanto il suo linguaggio espressivo, come del resto è stato colto da autorevoli critici, si pone in una personale sintonia con la traiettoria spazialista, con i suoi propositi di una radicale confutazione dello spazio illusivo tridimensionale classico, sia che fosse realizzato dalla pittura che dalla scultura. Materia e colore divengono realtà concrete della sua pittura, ne sono la più intima sostanza, al di là di repertori schematici o rappresentativi. Una nuova realtà, non più naturalistica, ma interiore, si avverte nelle palpitazioni della materia, nella conflittualità di gesti e colori, in una luminosità torbida e tuttavia avvolgente. La composizione per A. Bertrand non è più un dato progettuale, ma vitalistico, pervasa da una emotività incandescente che sovverte nel dipinto il ‘dentro’ e il ‘fuori’, ’l’alto’ e il ‘basso’, il ‘piccolo’ e il ‘grande’, alterando la consueta articolazione percettiva. La forma si è come dissolta, diventa una pura ipotesi del tempo e non più di un (immaginario) contorno…’’
(Dott. Teodosio Martucci, critico d’arte presso Sala Olimpia-Artecultura, Mostra Personale di A. Bertrand -Via Ciovasso 9 Brera-Milano- 2007)

A. Bertrand e L. Strani col Dott. Renzo Cortina alla Personale Galleria Mioccio, Milano - Brera, 1973

Dott. Renzo Cortina, Critico d’arte

Per parlare di Amleto Bertrand appendiamo subito al più vicino attaccapanni ogni paludamento ufficiale. L’onestà del suo lavoro (che si accorda perfettamente con la sua onestà di uomo e di artista) impone un linguaggio semplice e diretto e rifiuta le acrobazie della critica oscura. Conoscendo Bertrand, si capisce che la sua ricerca, raffinata mai esangue, nasce da una fiducia quasi illimitata nel mezzo pittorico come strumento di comunicazione. Dai lavori figurativi fino alle più recenti esperienze materiche, la ricerca di Bertrand si basa sulla sicurezza del segno e su un uso coraggioso del colore… Non per nulla un’opera di Bertrand è intitolata ‘introspezione’. In conclusione, va detto che le introspezioni di Bertrand non annoiano, perché non sono mai fine a se stesse. Tra tanti falsi maestri, un pittore vero.
(Enciclopedia Mondiale degli Artisti Contemporanei, Seledizione, 1984)

Mostra Personale di A. Bertrand con A. Giordano, l'attrice Milla Sannoner, ambasciatrice di Brera e il Prof. Domenico Purificato, Direttore Accademia di Belle Arti di Brera alla Galleria d'Arte Braidense Milano, 1973

Dott. Gino Traversi, Critico d’arte milanese

Il dipinto-oggetto era l’inevitabile approdo, punto di congiungimento e realizzazione globale, delle qualità native di Bertrand, che dotato di temperamento plastico, non ha mai rinunciato alla funzione del colore in quanto componente ineliminabile della sua espressione necessitata. La sua scelta operativa, tra le più stimolanti nel dibattito dell’attuale movimento linguistico, è la risultante di una continua ricerca - in direzioni diverse - tendente alla sintesi espressiva, all’oggettivazione di un’equivalente formale del pensiero su cui poggia la sua azione creativa. L’obiettivo del sensibile e schivo artista messinese, di origine francese, l’uomo nel vivo rapporto con la realtà sociale d’oggi. Lo si comprende meglio dalle sue precedenti esperienze – dal naturalismo all’informale, alla neofigurazione - dialetticamente imperniate sulla problematica esistenziale. Passando dalla fase analitica ed interpretativa di una realtà allarmante e densa di indecifrabili presagi ad una visione, in prospettiva, di rinnovata condizione da riconoscere e costruire, l’artista perviene al dipinto-oggetto, una specie di simbolo assoluto di qualità positive e vitalistiche proiettate in avanti. Un superamento dunque dell’aggressività provocatoria dell’oggetto polemico, accessorio, di Rauschenberg, che si attua nella sollecitazione emotiva della superficie modellata e vivificata dalla sua polivalenza plastico-cromatica. Un ritmo che tende a dilatarsi nello spazio, oltre i limiti materiali del campo, in un’ansia di purezza e di attesa dello uomo nuovo.
(da rivista di letteratura e arte "Uomo e immagini" diretta da G.B. Giordano - anno 1973)

 

Mostra Personale Galleria d'Arte Sistina, Roma 1968

Prof. Silvio Ceccato, Scienziato e Professore

…Tuttavia almeno per cominciare confesso che molto piu’ semplicemente m’accade di buttare lo sguardo, qui nella mia stanza d’università, asolatia, su un quadro di Amleto Bertrand, intanto dovrei dire che è spaziale, ma non è facile intendersi sul termine. Se spaziale vuol dire che questa è un’epoca in cui gli spazi navigano e la terra si vede dal di fuori, ma soprattutto da lontano e quindi può sembrare più pulita, meno inquinata, più geometrica, chessò io, e questo deve in qualche modo riflettersi nell’artista che di questo spazio viene impersonato, in Bertrand ci siamo proprio, qui il discorso spaziale dovrebbe farsi più raffinato, forse entra in gioco una metafora, una negazione, quella del mito in uno spazio senza tempo. M’è avvenuto di ricordarmelo anche quando ero via.
(da catalogo ‘Amleto Bertrand’ Personale Centro Culturale-Galleria d’Arte Braidense , P.za del Carmine, Milano, 1973) 

Estimatrici e pubblico alla Mostra Personale di A. Bertrand presso la Galleria Studio d'Arte 4 di Milano nel Marzo 1973



A. Bertrand, 'Ricerca spaziale', mis. 24X30, china e tempera su cartoncino, anno 1969, esposto alla Mostra del Marzo 1973

Elio Gino Roda

La favola spaziale di Amleto Bertrand

Erano anni quelli fra il ’45 e il ’50 che poche avanguardie in Europa e nel mondo avevano raggiunto pienamente e compiutamente le loro estetiche. In Italia, anzi, ci si era ripresi con certo furore creativo e a parte Guttuso, Rotella, Burri, Vedova e altri, si riannodavano i fili spezzati della recente guerra e si lavorava guardando ai pittori che già prima della guerra avevano cominciato a tessere una ragnatela di tendenze che, ancora oggi avviluppa fra le sue reti, non poca arte di questo secolo così travagliato eppure interessante. Nelle scompaginate città siciliane e nei paesaggi di quest’isola bellissima, frequenti occhiaie di morte disegnavano una mappa dolorosa a testimonianza di quanto, cruda e lacerante era stata la tragedia. Con la voglia di vivere un’avventura più umana e tante cose da dire, un pittore di razza siciliana, incominciava a disegnare figure umane, poste sempre al limite di una periferia, quasi a ricordare a chi non lo sapesse, la sua stessa estrazione umana e sociale. Intanto cresceva la coscienza della crisi, di quella crisi per intenderci che aveva fatto gli uomini diversi, (forse più cattivi) pieni di contraddizioni, alla ricerca insomma di una nuova dimensione per vivere, per identificarsi con un presente che aveva mutato radicalmente i suoi valori tradizionali, che li aveva sconvolti e soppiantati.
 

Amleto Bertrand aveva colto tutto questo con il filtro genuino della sua poesia ed ora sentiva agitarsi, dentro le sue mani, un destino diverso; bisognava quindi dipingere, disegnare e raccontare a tutti questo meraviglioso momento di trasformazione. Sul piano estetico, egli durò non poca fatica sino a convincersi a che razza di deità aveva assoggettata la propria pittura, ma su quello della creatività, sentiva agitarsi dentro di sé un fuoco divampante di liberazione, in un misto di gioia-dolore, di rimpianto e di voluttà quasi furibonda. Fu questo allora il momento delle sue grandi (e credo a tutt’oggi) insuperate opere informali, oli che avevano grandi dimensioni e che in un mercato traballante come quello di allora, veni-vano letteralmente inghiottite, risucchiate in un vortice insaziabile. Si arriva così agli anni sessanta, quando si apre una strettissima parentesi neo-informale con un ritorno molto sintetico alla linea che disegna spazi sempre più profondi, in un giuoco di ellissi velocissime, certo a dire le disumane velocità raggiunte dall’uomo. Il giuoco grafico e l’impaginazione delle sue opere, Amleto Bertrand le traccia con scatto re-pentino, come trasognato esecutore di una ineluttabile volontà che lo sovrasta, che lo domina, che da questi suoi disegni, da queste sue opere, trae vitale vigore per continuare, per incantarci ancora una volta con la sua favola spaziale, entro cui noi tutti ci riconosciamo, come tutti i bambini in pinocchio, contenti però che la chiave è in fondo al mare e che quindi nessuno ci potrà scoprire a vagare negli spazi cosmici, in un paesaggio dai colori meravigliosi, in compagnia del maestro Bertrand.
(Recensione da Catalogo Mostra Personale di A. Bertrand presso Studio d’Arte 4 Milano, 28 Febbraio-15 Marzo 1973)

Amleto Bertrand - interno Catalogo Personale Galleria d'Arte Sistina- Roma Maggio 1970 -2° pag.

Dott. C. Norelli, Giornalista e Critico d’arte di Padova

Amleto Bertrand, pittore legato alla gente semplice, umile, alla quotidiana fatica dell’uomo, è andato via via affinando la sua coscienza critica, fino ad affrontare tempi sempre piu’ complessi, impegnativi. La sua è pittura non di immagini ma di contenuti, di evocazione di una realtà spesso trasfigurata con colori che fiammeggiano in una girandola veloce. E’ il sogno di scoprire il segreto di Promete, calato nei nostri giorni in un uomo che vive nel suo tempo e vi si identifica non senza cercare l’evasione in una trasfigurazione fantastica.       
(Recensione da Rivista Arredoveneto, Invito all’arte, Padova)

Dott. G.B. Giordano, Pittore e Giornalista milanese

Che Amleto Bertrand, nella sua arte, nell’abbandono trasognato, abbia attinto fino nel profondo della propria memoria alla ricerca di un quid ancestrale di cui ha struggente la nostalgia, è un dato ampiamente accertato; ma che affondi la sonda esploratrice anche nell’inconscio per riportare a galla quei frammenti emozionali stratificazioni oniriche e sensuali, è un elemento altrettanto essenziale che in questa sede intendiamo allargare in un discorso più esplicito e perciò analitico, sia per la portata che noi riteniamo esso rivesta nel contesto pittorico, in rapporto ad una più profonda conoscenza del pittore, e sia per cogliere e codificare gli accenti più sensitivi che pigmentano tutta la tessitura costruttiva dell’arte bertrandiana.

Infatti, come altre volte scritto, mentre i prelievi della memoria danno modo ad invenzioni deliranti i continua espansione entro tutto lo spazio attivo (o attivizzato) e l’impronta grumosa della natura (proprio come presenza generativa ed evolutiva è un elemento primario del suo macrocosmo), questa tenda alla disgregazione e alla trasformazione in accenti lirici o altamente drammatici, rimasti a galleggiare per tutta la superficie del quadro. Ed è in questo allargamento della propria coscienza, del proprio orizzonte psicologico, che certi impulsi risalenti (perché liberatisi con scatto improvviso) dall’inconscio, emanano segnali materici ricchi di ritmi musicali e di luci inquietanti, proprio per un certo senso magico o misterico che riescono a trasmettere al fruitore.

Ma in una ricognizione sia pure affrettata non ci basta segnalare questo brulicare di segnali sollecitanti, vogliamo porre l’accento anche su certe spatolate portate al gesto nervoso e perentorio di suggestiva bellezza ed anche su certi microsegni presenti come fili spezzati di una ragnatela che fanno spicco sulla purezza del colore, colto nella sua immediatezza, e sempre così pronto ad accogliere tra il suo spessore o le sue faglie certi umori sentimentali e compiaciuti che meglio scandiscono l’essenzialità del linguaggio, la scarnificazione narrativa.

Su questo reticolo di segnali, di accenti, di tagli semantici, s’innesta talvolta l’impronta umana materiata, quasi un riporto emblematico ed allarmante di tutta una imagerie inventata e provocatoria, ma vitalistica, che è poi il desiderio di cogliere e fermare l’inquietudine dell’uomo d’oggi così conteso tra precarietà esistenziale e verità.
(Recensione del Dott. G.B. Giordano, giornalista-direttore, da Rivista ‘Uomo e Immagini’ n. 30-33 del 1971)

Il Critico d'arte Dott. Elio Gino Roda , a destra col Prof.e pittore Nunzio di Natale che parla, 1970

Dott. Elio Gino Roda, Critico d'arte e Giornalista milanese

In un artista completo come lo è Amleto Bertrand l’impegno della ricerca è senz’altro piu’ profondo, sofferto, lacerante. Risalire infatti dalla quotidianità erosa e banale ad una superficie espressiva di universale lettura, codificare cioè una sintassi, organizzare segnicamente e plasticamente una piattaforma di valori comprensivi di un’essenzialità morfologica, non è cosa poi così semplice. Gli elementi-valore, sono presi in un ditirambo metafisico, sono resi ad una altezza emblematica di spazialità metrica-effettiva oltre che, in una ricognizione feticistica di ‘riporto’ di inquietante problematicità psicologica. Nella coacerva di induzioni-intuizioni, nella delirante liricità percettiva, il reperto drammatico-oggettivo carico di allusioni meta-psichiche che Bertrand ci sottopone, non è più un’esposizione esemplare, non lo è certo nella misura in cui un ‘oggetto’ conserva la sua geografia dimensionale ed onirica. Nella tesi aggressiva, l’oggetto stesso di A. Bertrand lo accusa, proprio perché storico e ‘divinizzato’, colto invero in quell’esito ossessivo che poi ci respinge fisicamente piazzato nel punto focale del quadro e che contesta, come totem della civiltà mistica la nostra condizione di mass-media, la nostra ormai dissacrata divinità. 
(Dott. Elio Gino Roda, ‘Amleto Bertrand’ – i Totem della Civiltà mistica’… Milano, 25.2.1970)

A. Bertrand, Dipinto: 'Ricordo di un momento', esposto alla Mostra personale Gall. D'Arte Sistina, 1970, da catalogo

Dott. Alberto Crucillà, Critico d'arte di Roma

…la sensibilità di Bertrand è in continua evoluzione. Resta indubbiamente, prima o dopo il suo manierismo informale, il grande senso drammatico della spazialità volumetrica che traspare in ogni sua opera:  una visualizzazione particolare del mondo che ci dà lo slancio dell’uomo proiettato in una traettoria avveniristica.  Una realtà quotidiana che lo coinvolge nella dinamica della   civiltà industriale e nelle sollecitazioni formali-coloristiche-contenutistiche che ne derivano, pur nelle sue asprezze, nelle sue inquietudini.  Un artista della civiltà tecnologica, tutto sommato, che percepisce, senza integrarsi, gli strumenti delle possibilità spaziali del nostro tempo dando, ad ogni oggetto visto dall’esterno, il suo vero contenuto.  ‘Oggetto’ è demitizzato poiché riportato nella sua realtà, senza l’aureola meccanica del ‘prodotto’ che il consumismo contemporaneo attribuisce; una realtà che è critica e acritica al tempo stesso, in quanto si pone con coscienza in un diaframma intermedio.
(Recensione da catalogo della Mostra personale di Amleto Bertrand alla Galleria d’Arte Sistina, nel Maggio 1970)

 

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